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Nicola Paparusso e l' "African Fashion Gate"

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Nicola Paparusso e l' "African Fashion Gate"

Elena Parmegiani

Intervista all'ideatore della prestigiosa manifestazione di moda dedicata all' Africa.

Nicola Paparusso e l' "African Fashion Gate"

Nicola Paparusso è uno scrittore, produttore cinematografico e televisivo,  imprenditore e politico. Fra i suoi progetti più recenti troviamo l’ideazione dell’ "African Fashion Gate", un ambizioso evento interculturale che ha l’obiettivo di diventare un appuntamento annuale che proclama Dakar come capitale della moda del Continente Africano.

In questa lunga chiacchierata Paparusso ci racconta un po’ di sé e di questo prestigioso evento.

-        Dott. Paparusso partiamo da lei. E’ un uomo eclettico e dalle innumerevoli attività ,ma se dovesse scegliere tra la scrittura, la produzione cinematografica, gli eventi  o la politica in quale attività si riconoscerebbe di più ?

-        Sono  innanzitutto un creativo, posso creare con le immagini, la fotografia, la musica (produco anche video musicali).

Le etichette me le hanno date nel corso della vita. Ho iniziato per prima cosa a scrivere, amo la scrittura, riesco ad esprimere il meglio di me scrivendo.Quando parlo di sentimenti sono meno diretto verbalmente rispetto a quando scrivo poiché in quel momento so di dire esattamente quello che penso. La scrittura esprime al meglio la mia creatività. Ho scritto diversi format televisivi che poi ho prodotto con Giancarlo Nicotra (regista televisivo). La nostra è stata un unione professionale ed affettiva che mi ha trasmesso l’amore per la regia, infatti in prima persona ho diretto diversi set fra i quali il “Gran Galà del Made in Italy”. Inoltre l’amore per la ricerca, per la sociologia e per i fenomeni politici ha fatto sì che facessi anche il Tecnico di Governo nella Commissione Difesa al Senato e successivamente divenni Consigliere Legislativo dell’Assemblea Italiana presso la Nato. Tutto ciò che faccio lo faccio con passione, certamente uno spirito libero come il mio è difficile che si adatti nel mondo politico. Decisi infatti ad un certo punto di lasciare la politica e di dedicarmi esclusivamente all’ attività creativa, ciò coincise con la scomparsa del mio caro amico e mentore Giancarlo Nicotra.

-        Quali libri ha scritto?

-        Scrivo saggi di sociologia, fra i più celebri ci sono “Caffè Corretto” e “Angeli Assassini” ,quest’ultimo libro a cui tengo di più, è un saggio di sociologia che parla dell’abbandono in amore, del perché si arriva a questa dolorosa fase. Alberoni racconta il fenomeno dell’amore sempre in terza persona, dal punto di vista dell’osservatore, descrivendo un amore monogamo, io invece nei miei volumi mi metto in discussione in prima persona , sono auto riflessivo, parlo di ciò che ho vissuto.

-        Ci parli della sua ultima fatica: l’ African Fashion Gate, come nasce questa idea?

-        Questo progetto nasce grazie alla mia amicizia con Alex Kfoury Rabik, noto imprenditore libanese che vive in Senegal, e con Abdul Aziz Mbaye, consigliere speciale della Repubblica Senegalese. In Senegal esisteva l’evento della Paris Dakar che è stato poi portato successivamente in Sud America. Perdendo questa manifestazione il Senegal perdeva una vetrina di rappresentanza e visibilità mediatica della stessa Dakar. Alex e Abdul mi cercarono per avere un’idea che attivasse l’attenzione della stampa proprio in quel luogo. Proposi loro di organizzare la sfilata più grande del mondo e di farla nel deserto, di fare un teatro con delle dune artificiali ed una passerella trasparente simile al cristallo e di far sfilare su di essa le modelle di giorno per far vedere meglio le dune del deserto. Inoltre il parterre della sfilata è composto da tutte le First Ladies Africane che indossano i loro costumi locali e che a loro volta invitano le First Ladies Europee al fine di lanciare un messaggio di aggregazione culturale e di pace. Il defilè è dedicato agli stilisti Africani mentre gli stilisti europei sono spettatori perché l’Africa vuole mostrasi e poter interagire con gli imprenditori della moda europea per creare degli scambi economici.L’obiettivo è attrarre tutti i media del mondo, la stampa rosa internazionale invitandola in una location strana e seducente. L’evento è composto da tre tappe;siamo stati a Parigi lo scorso 3 febbraio ed abbiamo fatto esibire le nostre modelle a Louvre presso il Padiglione delle Arti Decorative, il 27, 28 e 29 maggio saremo a Dakar  e poi a gennaio prossimo a Roma con un evento dal taglio più

    istituzionale. Durante le fashion week di Milano, Londra, New York daremo l’opportunità ad uno stilista africano di affacciarsi anche su queste passerelle internazionali.

-        L’ African Fashion Gate è solo moda o anche altro?

-        Questo evento è un contenitore di iniziative, è un cancello che si apre al mondo, un  evento con tre tappe (Parigi, Dakar; Roma), ma anche un’agenzia etica di modelli/e. Portiamo una par condicio di bianche e di nere sulle passerelle, 50/50, che sfilano in ugual numero. Gli stilisti pensano troppo in “bianco” e non in “nero”, c’è ancora una forte barriera culturale non c’è integrazione sociale. All’ infuori della top Naomi Campbell non ci sono state modelle famose al suo livello. Noi vogliamo dimostrare l’universalità del mondo della moda di cui fa parte anche il pubblico nero. Il nostro rapporto con il mondo del fashion non è di sudditanza , vogliamo che Dakar sia la tappa della moda africana. Fin ora siamo arrivati a Parigi al Louvre nel “tempio della cultura” con il gotha degli stilisti africani ma ora vogliamo imporre ai creativi il colore nero sulle passerelle e vogliamo che si adeguino a questo cambiamento. Non a caso il nostro simbolo è il Cigno Nero, l’amore per il bello e per l’eleganza che è sempre stata rappresentata con il cigno bianco. In natura esiste anche il cigno nero che è altrettanto bello e regale.

-        Quanti stilisti sfileranno? Quante persone sono coinvolte in questo progetto?

-        Saranno almeno sette stilisti africani, abbiamo una ventina di persone che lavorano in Africa per questa iniziativa ed altre quindici in Italia.

-        Che obiettivi e finalità ha l’ African Fashion Gate?

-        Vogliamo costruire l’Accademia/Museo a Dakar , un tempio dedicato al costume della moda e per questo stiamo cercando dei fondi che possano aiutarci a poter raccogliere e catalogare tutta la storia del costume africano. Vogliamo portare in giro per il mondo i creativi africani e creare nuovi scambi interculturali e sinergia fra gli stilisti italiani e quelli africani. Il Senegal è un paese che ci somiglia più di quanto possiamo immaginare, il mio sogno è che possa avvenire una valida sinergia culturale fra i nostri popoli e che si possano abbattere le differenze e le barriere culturali  ed ideologiche tra l’Africa e l’Occidente.

 


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