Stefano Frascarelli (Assisi, 1981) ha fatto dell’astrazione dal dato reale - quasi sempre il paesaggio - e dello studio dei limiti del linguaggio pittorico - intesi come barriera entro la quale organizzare una composizione in grado di annullare i suoi stessi confini - il centro della propria ricerca, sviluppata attraverso una coerente sperimentazione sul colore, puro, primario; sui materiali, principalmente gli smalti e il plexiglass; e sulla sua loro libera possibilità di rivelare qualità e proprietà, avanzando tra caso e autorialità.
I lavori che l’artista presenta in mostra sono opere recenti: compatte campiture che si dissolvono sotto la spinta del proprio “complementare”; esecuzioni astratte che fluttuano nel vuoto del supporto evanescente; giustapposizioni di tonalità dissonanti, veicolo di stati d’animo ed immagini come profondità, apertura, oppressione, liberazione e, più di ogni altro, bellezza. Spiega lo stesso Frascarelli nella prefazione del catalogo “Io, blu e gli altri”: «Nella composizione non ci sono più punti di riferimento […]. I colori galleggiano su loro stessi e gli elementi si appropriano non solo dello spazio che loro compete ma anche di quello desiderato. Così l’idea di un paesaggio si traduce in forme indipendenti che al posto di limiti determinano legami, inclusioni…»
Il percorso di Stefano Frascarelli è incentrato sulla resa emotiva dell’ambiente circostante, cui concorrono le qualità visuali e materiche della superficie, la luminosità di fondo, gli accesi contrasti che palesano una natura benigna. Per l’artista ogni dipinto è paesaggio ed il paesaggio è colore, il colore quindi è natura e anche l’uomo è natura; il colore quindi è uomo e un dipinto è sempre un autoritratto.