Approfondimenti
Turismo, turismo culturale e animazione
Il binomio animazione e turismo è sicuramente ormai un binomio più che consolidato;
lo stesso non si può dire però per il binomio animazione e cultura. Anzi, proprio
l’immediato collegamento dell’idea di animazione al settore turistico porta, nell’immaginario
collettivo, ad un difficile abbinamento dell’animazione con il settore della cultura,
quasi che l’attività turistica, intesa nel termine più comune della vacanza, sia
una attività estranea e, per un certo snobismo culturale, addirittura opposta alla
cultura.
E allora, se non vogliamo proprio ricordarci che già il concetto stesso di tempo
libero contiene valenze culturali e la vacanza, intesa come massima espansione del
tempo libero non potrebbe, anche volendo, prescinderne; per semplificare proviamo
ad usare una definizione ormai comune che, già da sola, risolve ogni querelle. Parleremo
perciò di turismo culturale che vuol dire tutto e niente, ma che, come definizione,
mi permette di affrontare l’aspetto dell’organizzazione degli eventi culturali,
quelli con una valenza perchè no anche turistica; aspetto fortemente caratterizzante
dei mestieri dell’animazione che consistono, in quota prevalente, proprio in competenze
di tipo organizzativo.
La stessa definizione del profilo professionale che ne da la legge quadro sul turismo
(L. 217/1983) contiene, nella sua estrema brevità (é una delle pochissime frasi
mai dedicate a questa professione, apparse nella legislazione italiana), entrambi
i concetti: organizzazione e cultura. Essa infatti recita: “l’animatore turistico
è colui che, per professione, organizza il tempo libero di gruppi di turisti con
attività ricreative, sportive e culturali”. Per concludere allora questo doveroso
chiarimento, doveroso perchè, ahimè, prescindendone, il senso di molte mie affermazioni
risulterebbe eccessivo e di problematica accettazione; voglio chiarire quello che
costituisce probabilmente l’equivoco di fondo: l’idea cioè dell’animatore come di
un ragazzo al suo primo ingresso nel mondo del lavoro e quindi privo di esperienza,
giovanissimo e proprio per tutto ciò scarsamente retribuito. Se questo è vero, come
è vero, sembra difficile immaginare un profilo professionale che possa racchiudere
concetti alti come organizzazione e cultura.
E proprio questo è l’equivoco, perchè è vero che numericamente la maggior parte
di quelli che vengono chiamati animatori hanno caratteristiche come quelle appena
descritte; ma ciò accade per una combinazione complessa e perversa di fattori che
proverò ad analizzare. Primo e principale equivoco: l’animazione è quasi sempre
il risultato di un lavoro di squadra, perciò di molti animatori; e all’interno di
una squadra, come sempre, coesistono ruoli bassi e prevalentemente esecutivi e ruoli
alti e perciò direttivi. Il fatto poi che numericamente siano maggiori i ruoli affidati
a ragazzi senza alcuna esperienza è unicamente dovuto a un fattore che, di per sè,
non dovrebbe essere poi considerato così negativo: quello cioè di una grande e continua
espansione di mercato che offre più opportunità di lavoro di quanti ce ne siano
già capaci di farlo. E così si arriva al paradosso che in una squadra ci si debba
accontentare di pochi, o pochissimi, che sappiano coordinare il lavoro dei molti
senza alcuna esperienza o formazione, che possono mettere a disposizione solo risorse
di energie ed entusiasmo, tipiche dell’età giovane e anch’esse necessarie per questa
tipologia di lavoro, ma non sufficienti per una resa professionale.
La conseguente e ovvia scarsa retribuzione di questi ruoli dovuta, come detto, alla
giovanissima età e alla mancanza di esperienza (più dell’80% degli occupati è infatti
al suo primo impiego) ha portato a far prevalere nella appetibilità di questo lavoro
quegli aspetti tipici dei lavori turistici, quali la permanenza in un luogo di vacanza
con il conseguente sfruttamento delle opportunità (viaggi, vitto e alloggio alberghiero,
divertimenti, pratica degli sport, esperienze, avventure ecc.) al punto da renderlo
una mera interpretazione di lavoro-vacanza.
Ed è il cane che si morde la coda perchè, proprio quelle ragioni che avevano determinato
le basse retribuzioni, passando per l’equivoco della vacanza, spingono a un approccio
occasionale, di passaggio, verso questa professione; che non promuove un bisogno
di formazione o di specializzazione e mantiene quindi di nuovo a livelli bassi e
non tutelati le retribuzioni. Determinando di conseguenza: un continuo turn over
senza professionalizzazione, la carenza quasi assoluta di formazione (qui con gravi
responsabilità anche delle istituzioni, totalmente latitanti in questo settore),
la paurosa assenza di un vero professionismo a fronte, invece, di esigenze di profilo
alto come quelle richieste da concetti quali organizzazione e cultura. Ora il fatto,
assolutamente vero, che esistano pochi veri animatori professionisti in grado di
occuparsi di queste attività di alto profilo professionale non esclude, di per sè,
che quelle attività non abbiano alcuna attinenza con la professione dell’animazione.
Viene invece di nuovo dimostrato lo stesso paradosso già enunciato: la vorticosa
espansione di mercato che riguarda il turismo, ancor più il settore del turismo
con animazione (abbiamo già abbondantemente citato dati e numeri nei precedenti
articoli) e, come in questo caso, il turismo culturale di tipo collettivo e organizzato,
richiede sempre più addetti (e, fra questi, la figura dell’animatore è una delle
più centrali e innovative) di quanti ce ne siano già professionalizzati. Ed è veramente
un grande paradosso perchè in un mondo del lavoro, specialmente giovanile, dove
manca lavoro per i troppi laureati e specializzati di ogni settore, specialmente
se settori artistici o creativi; qui ci dobbiamo accontentare dell’improvvisazione,
la scarsa professionalizzazione, l’assoluta assenza di una formazione di tipo superiore.
E a ogni livello! Si entra nel settore senza alcuna esperienza o formazione e si
sale di livello talmente velocemente, a causa della grande richiesta, facendo sempre
il passo più lungo della gamba al punto che ogni ruolo, dal più basso al più alto
(quello appunto dei responsabili dell’organizzazione o della gestione dei progetti)
viene sempre ricoperto da chi sulla carta non avrebbe nè titoli, nè curriculum sufficienti
per farlo. E’ tale l’approssimazione che, nel settore della cultura ad esempio,
non si è ancora neanche codificata una definizione, un titolo professionale ufficiale
e definitivo per questo mestiere. A meno che non si voglia utilizzare appunto, come
a noi piace sostenere, quello di “animatore”. I francesi già lo fanno, da sempre!
Come pure gli spagnoli, i belgi ecc. Essi definiscono animazione tutte queste attività
organizzative e animatori coloro che le curano e le coordinano. In Francia, ad esempio,
perfino le attività organizzative nei musei sono affidate ad animatori; questo per
significare quanto lo sbilanciamento anche verso i settori più marcatamente culturali
possa competere comunque agli animatori. Per citare un altro caso eclatante: l’evento
che si svolge ormai da alcuni anni, la “Notte Bianca”, evento ormai affermato e
diffuso in tutta Italia, nato sull’esempio di un analogo evento inventato a Parigi,
la “Nuit Blanche”, è considerato a Parigi un evento di animazione e organizzato
e coordinato da animatori, che in Francia sono veri e propri responsabili e dirigenti
di tutti i più importanti settori della cultura. E questo esempio può servire perfettamente
a chiarire il problematico accostamento tra cultura, turismo e animazione. Perchè
la “Notte Bianca” romana, ad esempio, sulla scia di quella parigina, è stato uno
degli eventi più grandiosi, forse il più ambizioso fra tutti gli eventi culturali
dell’anno, che ha coinvolto la vita e le abitudini di un’intera città, e non una
città qualsiasi ma la capitale; ha mobilitato sindaci e politici, artisti di ogni
tipo, musei, gallerie e tutti i luoghi della cultura, ma anche tante attività economiche,
quelle appunto identificate nell’indotto turistico, perchè proprio per finalità
turistiche, per ammissione degli stessi ideatori, era stata pensata e voluta.
E se un evento a così grande scala può avere attinenza con l’animazione, figuriamoci
allora tutte quelle manifestazioni cultural-turistiche di cui è piena la penisola,
specialmente durante la stagione estiva: rievocazioni e feste storiche di borghi
e località turistiche, festivals, palii e gare di vecchia e nuova invenzione o la
miriade di festeggiamenti, feste patronali, feste della tradizione o di ogni altro
tipo organizzate ormai in ogni dove per attrarre flussi turistici.
Migliaia di eventi che diventano migliaia di opportunità professionali e che vanno
ad aggiungersi alle tante e tante opportunità già offerte da settori sempre più
in espansione quali quello del turismo, del tempo libero e quindi anche della cultura.
L’APPROCCIO LAVORATIVO
Qui, come detto, il problema non è delle opportunità; quelle ci sono e ce ne saranno
sempre di più. Il problema è superare il pressappochismo e l’improvvisazione; confezionarsi
un profilo professionale fatto di competenze culturali, ma anche di abilità tecnico-professionali.
Andare oltre il praticume imperante privo di contenuti concettuali e di spessore
culturale, ma anche oltre le velleità intellettuali di chi pensa che basti una bella
laurea, magari al DAMS, per saper affrontare problematiche professionali che invece
spesso richiedono competenze operative e di impatto col pubblico, che finiscono
a volte per premiare proprio i praticoni e i guitti senza alcuna preparazione teorica.
Serve insomma una professionalità panoramica che permetta di padroneggiare i diversi
settori della cultura, delle arti o dell’intrattenimento al punto da potervi operare
a livello organizzativo e direttivo.
L’APPROCCIO FORMATIVO
E’ la vera priorità di questo settore e può essere un modo vincente e creativo per
scommettere il proprio futuro. Corsi di perfezionamento, scuole di specializzazione,
master internazionali possono essere passaggi consigliati per acquisire quella professionalità
necessaria ad affrontare con consapevolezza e con gli strumenti giusti una attività
che richiederebbe altrimenti grande esperienza e lunga pratica maturata sul campo.
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