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Bruno Martino, un artista raffinato

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Bruno Martino, un artista raffinato

Luciano Scarano

Chissà perché nel panorama della musica leggera italiana spesso ci dimentichiamo di uno degli interpreti più raffinati della seconda metà del secolo scorso, musicista preparato e autore conosciuto in numerosi paesi stranieri attraverso la sua canzone più rappresentativa, Estate, il cui titolo originale era Odio l’estate.

Bruno Martino, un artista raffinato
Tradotta in molte lingue fu portata al successo, tra gli altri, da Joao Gilberto, Chet Baker, e Michel Petrucciani. In italia sono conosciute le interpretazioni di Mina, Mia Martini, Ornella Vanoni, Vinicio Capossela, Andrea Bocelli, Sergio Cammariere, Enrico Rava e Stefano Bollani, e Giusy Ferreri.
Altri brani, a cavallo tra il jazz, lo swing e la musica leggera, hanno arricchito il repertorio di Bruno Martino, regalandoci perle non sempre premiate dal successo. Certamente i meno giovani conoscono, se non addirittura ricordano, E la chiamano estate, Cos’hai trovato in lui, Baciami per domani e Raccontami di te.
Ebbi la fortuna di conoscerlo negli anni novanta, mi trovavo negli studi di una radio romana per partecipare ad una trasmissione musicale. Lo riconobbi subito, per me che sono cresciuto professionalmente nei pianobar Bruno Martino è stato un maestro al quale ispirarmi nelle serate in cui ero ancora un musicista. In seguito, seguendo la moda, sono diventato un animatore e quel repertorio è andato perduto. Si intrattenne alcuni minuti a parlare con me, mi complimentai per quel suo repertorio godibile anche solo “pianoforte e voce”, si mostrò visibilmente compiaciuto per i complimenti ricevuti.
Oggi che non esistono più night club con musicisti che suonano dal vivo quel genere musicale e che anche nei pianobar si incontrano quasi sempre cantanti che si esibiscono su basi musicali, mi chiedo se non sia il momento giusto per rispolverare quei piccoli capolavori italiani, attingendo anche al repertorio di Fred Bongusto, Peppino di Capri, il primo Califano e Umberto Bindi.
Sogno di allestire un gruppo musicale senza strumenti elettronici: batteria, contrabbasso e pianoforte, per ricreare le atmosfere degli anni cinquanta e sessanta in un locale a lume di candela, dove suonare e cantare ad un volume accettabile che dia la possibilità di parlare ai tavoli senza dover alzare la voce.
Esiste un nostalgico come me che scommetterebbe su questa proposta?

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