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Animazione
"Partire" come animatore
Roberto Dionisi
Ci siamo, è giugno e riparte la stagione turistica estiva, di conseguenza, per gli
animatori turistici è arrivato di nuovo il momento di partire. Partire: questa dimensione
del lavoro così particolare, affascinante se vogliamo, che evoca un’idea di avventura
e mistero, ma anche di esperienza formativa ed umana; partire, dicevamo, è l’essenza
caratterizzante come raramente avviene in altre condizioni lavorative, del lavoro
di un animatore(ma, si badi bene, di un animatore turistico).
E’ forse per questo che molti giovani ne sono fortemente attratti, affascinati magari
dal richiamo esotico dei luoghi della vacanza. Che si voglia o no è comunque una
linea di discrimine. Solo chi è libero di partire può accedere a questa esperienza
lavorativa. Ma, lo voglio ricordare perché è un concetto fondamentale; non c’è solo
l’opportunità del turismo nel lavoro dell’animazione. Ci sono perciò moltissime
altre opportunità anche per chi è costretto a restare nella propria città, per chi
è impossibilitato alla partenza.
Però per lavorare nel turismo, la partenza è un imperativo perché, seppure per la
stagione estiva si possono ancora presentare opportunità che non costringono ad
una obbligatoria partenza, vedi il caso dei centri estivi cittadini, dell’animazione
negli stabilimenti balneari a un passo da casa, ecc.
Che si vada a lavorare in Italia o nei mari esotici, sempre partenza sarà. E di
sicuro le occasioni di partenza per questo lavoro non mancano, perché, in aggiunta,
giova anche ricordare che noi siamo “esportatori di animazione”, cioè che gli animatori
italiani sono richiesti e... preferiti nella gran parte dei Paesi e delle realtà
turistiche del mondo. E questo aggiunge ulteriori occasioni di partenza, oltre a
quelle legate al mercato italiano.
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