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Animazione
On. Brambilla….ci siamo anche noi!
Roberto Dionisi
On.le Michela Vittoria Brambilla
Sottosegretario Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo.
Partecipando al Convegno odierno “Formazione e politiche per la competitività del Turismo” presso l’Università La Sapienza di Roma, ho avuto modo di venire a conoscenza dalle sue stesse parole, dell’istituzione presso il Dipartimento Turismo di un Comitato didattico con funzione di riorganizzazione del rapporto formazione – mercato del turismo.
Proprio, dunque, alla luce di questa ricerca di maggiore coerenza tra figure professionali maggiormente richieste dal mercato e proporzionale attenzione al loro aspetto formativo, e data l’ovvia impossibilità di approfondire di persona, nel corso dell’incontro, un tema che ci riguarda molto, vorrei con queste brevi note far rilevare la palese e macroscopica dissonanza vissuta dalla categoria professionale che mi onoro di rappresentare in qualità di Presidente nazionale: quella degli animatori. Una categoria esistente ormai da 60 anni e passata negli anni da elemento portante di un settore “di nicchia” del turismo, quello dei primi villaggi nati per l’appunto intorno alla formula dell’animazione, alla consacrazione definitiva quale elemento essenziale dell’offerta turistica della vacanza cosiddetta “di massa”, quella delle famiglie e della gran parte delle strutture ricettive: campeggi, residence, alberghi, navi da crociera, hotel-club, parchi a tema, stabilimenti balneari, ovviamente villaggi ecc. ecc. Insomma il mercato del turismo ha negli anni riconosciuto sempre di più (..e con una crescita esponenziale!) il ruolo e la centralità della figura dell’animatore, consacrandolo definitivamente come elemento indispensabile dell’offerta turistica!
E il mondo della formazione? …in 60 anni non se ne è neanche accorto! Visto che la materia non risulta ancora nei programmi di nessuna istituzione scolastica, da quelle di base a quella universitaria o di specializzazione. Mentre, potrebbe tornargli utilissimo accorgersi, ad esempio, che l’unico settore lavorativo del turismo che attualmente offre ancora lavoro (e specialmente il..primo lavoro) ai giovani è proprio quello dell’animazione! Che ogni anno, a dispetto delle crisi, cresce a tal punto da non riuscire mai a trovare abbastanza personale per completare i propri organici; in netta controtendenza con tutti gli altri settori lavorativi del turismo che non riescono invece ad assorbire più del 3% (si, proprio t r e p e r c e n t o , dato fornito nel corso del convegno stesso!) di quanti vengono formati nelle scuole di turismo.
C’è di che riflettere, non crede, On. Brambilla?!
E mi consenta di aggiungere un paio di altri punti di riflessione:
- nel mondo siamo forse i principali “esportatori” di questo particolare servizio turistico! I nostri animatori operano in gran parte delle realtà turistiche del mondo, ma solo grazie a una rendita di posizione dovuta alla italica predisposizione genetica e caratteriale verso questo mestiere e non già ad un affinamento delle qualità professionali derivante da una adeguata formazione!
E anche se, per il momento, questo nostro settore esportativo non è minimamente impensierito dalla …concorrenza cinese, il contributo derivante dall’apporto formativo (magari sul versante delle conoscenze linguistiche, nostro tallone d’Achille) non farebbe che migliorare la nostra immagine e la nostra economia.
- e, quanto all’identità professionale degli animatori, generalmente fraintesa in un concetto di supposto lavoro-vacanza! Oltre a ribadire, ovviamente, che un fabbisogno di oltre 50.000 addetti non può essere liquidato da parte delle istituzioni con un abbandono allo sbando più totale (in Italia il lavoro-vacanza non è contemplato in nessuna normativa del lavoro!), rileviamo che i dati che il mercato ci fornisce indicano, invece, che la richiesta è di personale con capacità prevalentemente manageriali e organizzative, e con competenze multidisciplinari (dall’intrattenimento allo sport, dalle pubbliche relazioni all’attenzione educativa verso bambini e ragazzi ecc.) che solo da una formazione a livello universitario potrebbe scaturire. Insomma il mercato dell’animazione ha una carenza drammatica di quadri e manager, e non già di manovalanza, unica tipologia lavorativa che potrebbe escludere una esigenza formativa!
Nel ribadire il più vivo interesse verso questa lodevole istituzione di un Comitato didattico, colgo l’occasione per porgere i più cordiali saluti,
Dott. Roberto Dionisi
Presidente Nazionale
Associazione Nazionale Animatori
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