|
Archivio
|
Internet
Face Book, l’arcipelago degli sconosciuti
Luciano Scarano
Nessuno ama confessare di aver dormito poco per aver fatto l’una di notte incollato
davanti alle immagini che arrivano dall’Honduras, eppure i dati dell’auditel parlano
chiaro: milioni di italiani non perdono una puntata dell’isola dei famosi. Per carità,
non voglio fermarmi a criticare la fortunata trasmissione, in fondo si tratta di
un fenomeno di costume che se non altro ha il merito di farci ascoltare qualche
cosa di diverso dalle catastrofiche notizie sulla crisi economica, l’Alitalia e
la riforma Gelmini di cui onestamente, almeno per qualche ora, possiamo farne a
meno.
Non trovo scandaloso che le avventure dei più o meno noti sopravvissuti possano
stimolare la curiosità di chi dopo cena si accomoda in poltrona, ma prendo spunto
da questo fatto per una considerazione che dall’apnea in cui vegetava da tempo è
venuta improvvisamente a galla ieri a fine serata.
Ognuno di noi durante la propria esistenza avrà fatto molte conoscenze. A partire
dagli anni della scuola, il servizio di leva, le vacanze, il lavoro. Tante facce
che ormai hanno perso il nome e nomi senza volto che solo a vederli scritti sembrano
evocare momenti che se non siamo lesti ad afferrare tornano precipitosamente negli
abissi di una memoria sempre meno pronta a non lasciarli andare. Questi volti e
questi nomi sono come un arcipelago, l’arcipelago degli sconosciuti.
Su ogni isolotto troviamo un gruppo di persone, i compagni di scuola, i commilitoni,
i colleghi del primo impiego. La nostra mente li colloca lì, dove e come erano allora.
E noi siamo ancora lì per loro, con i nostri capelli lunghi, il motorino Ciao o
le Superga blu. Ecco che un giorno qualcuno ha l’idea geniale di ricreare un mondo
virtuale dove poter navigare da un isolotto all’altro e scoprire che molti di loro
ci sono ancora, sono lì dove li avevamo lasciati anni fa e hanno lanciato un s.o.s.
telematico per essere riscoperti.
Mi sono iscritto a Face Book non tanto per curiosità quanto perché erano anni, tredici
per l’esattezza, che cercavo di mettermi in contatto con un amico con il quale avevo
condiviso momenti importanti della mia vita. Sembra impossibile, ma né Google, né
le pagine bianche o gialle erano riusciti a farmelo ritrovare. Al primo tentativo
vedo la sua immagine e dopo un paio di e-mail di approccio eccoci al telefono, una
lunga chiacchierata che è anche servita a cancellare un dissapore antico frutto
di una banale incomprensione. Oggi sono felice, un pochino più di ieri.
Non passerò le mie giornate a inserire foto e video su Face Book, ho troppi impegni
e poca propensione alla condivisione di immagini e filmati, però sono lì, con i
miei pochi dati che ho deciso di rendere pubblici, ma che potranno essere utili
a qualcuno che dovesse aver voglia di rintracciarmi.
|
|