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Animazione socio-culturale

Leggendo con un po’ di attenzione i giornali di annunci economici è facile accorgersi
che la richiesta di animatori da impiegare nei settori più diversi del tempo libero
continua ancora, dopo anni di crescita costante, ad aumentare. Infatti, secondo
un’indagine svolta a livello europeo, quella dell’animatore risulta essere una delle
professioni in maggiore espansione. Ne è dimostrazione il fatto che perfino Enti
Pubblici, Regioni e Comuni abbiano iniziato ad assumere per impiegarli in centri
per giovani e anziani, ospedali, carceri, ecc… Lavorare come animatori, lo ripetiamo
da anni, non vuol dire solo lavorare nel turismo, o almeno non esclusivamente come
animatore turistico da villaggio; conviene quindi cominciare a guardare in altre
direzioni, quella del sociale, per esempio o delle manifestazioni culturali, magari
legate al turismo, ecc.. Cercare cioè tra le numerosissime opportunità di lavoro
come “animatore socio-culturale”. Richiesto sempre di più negli ospedali, ad esempio,
nei reparti geriatrici o, soprattutto, pediatrici dove l’animazione ha assunto anche
una funzione terapeutica: la ormai arcinota “terapia del sorriso”; dove ridere e
giocare, insomma, aiuta perfino a guarire!
Oppure nelle comunità per disabili, per minori con disagio… e perfino nei ricoveri
per i senza tetto o nelle attività di recupero sociale o verso le comunità di immigrati
e rom dove le cooperative sociali che vi operano prevedono nel loro pacchetto di
interventi l’animatore perché gioco, spettacolo e coinvolgimento sono un grande
stimolo creativo e di relazione per i soggetti più svantaggiati.
L’animatore socio-culturale opera perciò presso enti pubblici e privati, istituzioni
ed associazioni, centri sociali, centri di aggregazione giovanile, realtà cittadine
con problemi di isolamento culturale, borghi antichi, aree turistico culturali di
rilevanza per il territorio ecc...
L’animatore socio-culturale ha spiccate caratteristiche di polivalenza in quanto
si inserisce in contesti differenziati, sia da un punto di vista strutturale (si
va da prestazioni rivolte ad Enti Pubblici, come i Comuni, fino a quelle rivolte
a realtà del terzo settore o private), che da un punto di vista di composizione
socio-demografica (l’utenza oggetto degli interventi varia rispetto all’età, al
sesso, alla razza e all’estrazione socio-culturale). L’animatore socio-culturale
si pone come interfaccia tra le strutture per le quali si attiva e l’utenza interessata.
Egli ha il ruolo di progettare e gestire iniziative animative, rivolte a gruppi
specifici di persone, nell’ambito culturale (conferenze, manifestazioni, dibattiti,
convegni ), dello spettacolo (teatro, varietà, cabaret, musica, danza), dell’intrattenimento
(giochi, sport, tornei, gare, feste, eventi musicali) e ovviamente del sociale.
Per chi fosse interessato ad operare con il ruolo di animatore socio-culturale può
essere utile elencare le competenze che gli vengono richieste:
- conoscenza di tecniche di conduzione dei gruppi e delle dinamiche psico-sociali;
- conoscenza di tecniche professionali di animazione volte a favorire processi di
aggregazione, integrazione, socializzazione delle persone e di valorizzazione delle
risorse territoriali;
- essere in grado di progettare e gestire in modo qualificato attività animative,
eventi, attività ludiche, laboratori creativi e iniziative di valorizzazione del
patrimonio artistico e culturale del territorio;
- essere in grado di progettare tecniche di animazione qualificate e diversificate;
- essere in grado di coordinare interventi tecnici di animazione, attraverso la gestione
di risorse umane e l’utilizzo di dotazioni strumentali;
- essere in grado di progettare e gestire momenti “extra” rispetto a quelli previsti
all’interno delle programmazioni standard;
- capacità di inserirsi in strutture aziendali con funzioni immediatamente operative;
- capacità di comunicare con tutti gli attori sociali coinvolti nei processi di animazione;
- capacità di gestire relazioni interpersonali anche in mancanza di condizioni ottimali
(tempo necessario alla conoscenza e alla socializzazione reciproca);
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capacità di porsi in modo eterodiretto e collaborativo nei confronti degli altri
partners e degli altri ruoli professionali che interagiscono con gli animatori,
al fine di poter sostenere attività in rete.
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