Approfondimenti
Animazione e spettacolo, storie di successi
Andando oltre l’analisi dell’attuale specialissimo successo di quegli show man,
come Fiorello, Bonolis o Mammucari, che affonda le radici proprio in quel loro passato,
nel loro stesso inizio come animatori e che, guarda caso, ne fa i personaggi di
maggior successo e maggiormente innovativi di tutto il panorama dello spettacolo
italiano, al punto da parlare, come nel caso di Fiorello, di una vera e propria
rivoluzione della figura del conduttore show man, può essere interessante riflettere
sulla connessione imprescindibile che dovrebbe esserci, e che per fortuna, se si
analizzano i dati, c’è tra i conduttori di giochi televisivi e la loro provenienza
dal mondo dell’animazione.
In Francia, da sempre, i conduttori televisivi di questo tipo di programmi vengono
chiamati proprio animatori perché in fondo la metodologia dell’animazione, cioè
del coinvolgimento al gioco del pubblico stesso (in studio o anche da casa, attraverso
tutte le interazioni possibili per un mezzo di per se antitetico alla partecipazione),
è la più adatta e la più linguisticamente propria per fare del pubblico il vero
protagonista, come la legge dell’audience ormai categoricamente impone.
La constatazione è, infatti, che aumenta sempre di più il successo di programmi
dove, attraverso il gioco o l’esibizione, è il pubblico, o suoi rappresentanti in
studio o da casa, a diventare il protagonista. E questi programmi costituiscono
ormai una buona fetta del palinsesto televisivo, al punto che anche in Italia sarebbe
ormai di buon senso prendere atto che, come nel panorama delle attività di spettacolo
esiste ormai una categoria di operatori, peraltro una fra le più numerose (seconda
forse per numero di addetti solo a quella dei musicisti, ma prima certamente rispetto
ad attori, danzatori ecc.); così anche nell’odierna televisione la definizione di
animatore dovrebbe essere ufficializzata, almeno per quella tipologia di programmi
dove l’esigenza di una professionalità specifica di “coinvolgitori” non può rimandare
a nessuna altra attinenza se non a quella dell’animatore, perché nessuna altra precedente
preparazione o formazione, né quella dell’attore, né tanto meno quella del giornalista
(!) altra categoria egemone rispetto a gran parte dei profili televisivi, può risultare
attinente, per la conduzione di questo tipo di programmi, come quella dell’animatore.
Tanto più che alcuni di questi programmi sono stati ripresi integralmente da programmi
messi a punto in quello che costituisce ormai uno dei laboratori più efficaci per
la sperimentazione di dinamiche di gruppo, applicate in questo caso allo spettacolo,
che ci sia oggi a disposizione perché, criticabile quanto si vuole, è però uno dei
pochi luoghi rimasti dove il pubblico c’è (e non sarebbe già poco!) ed è sorprendentemente
disponibile a partecipare: il villaggio turistico. Ed infatti, va detto, la provenienza
di tutti quelli che hanno fatto il grande salto dall’animazione alla televisione
è comunque dall’animazione turistica, che non è l’unico settore dell’animazione,
ma in questo caso è si, sicuramente, il settore privilegiato per una pratica di
spettacolo con una tipologia di pubblico la più numerosa e disponibile all’interazione
che si possa desiderare; perché è un pubblico in vacanza e, quindi, con il massimo
del tempo libero e della predisposizione alla voglia di divertirsi e, perciò, di
lasciarsi coinvolgere! E comunque, che si tratti di programmi di giochi, di comicità
o di conduttori show man, attualmente la provenienza dall’animazione rappresenta
la scorciatoia per arrivare al successo televisivo!
Prova ne sia lo sterminato elenco di quelli che, con un passato da animatori turistici,
sono assurti all’olimpo televisivo. E che siano ormai tanti lo si può intuire proprio
dal numero di quelli che in qualche modo abbiamo contribuito noi stessi, o perché
sono stati allievi dei nostri corsi, o perché hanno iniziato a muovere i loro primi
passi proprio con noi o, quanto meno, perché ne abbiamo accompagnato la crescita
professionale, ad avviare al loro attuale successo. Vale per Enrico Papi, se parliamo
di conduttori di giochi, come per i molti altri che ricoprono ormai ruoli di tutto
rispetto e notorietà in programmi culto della comicità (Zelig ecc.); oppure in programmi
dove risulta fondamentale l’abitudine all’impatto con situazioni di assoluta improvvisazione,
come Striscia la notizia o Scherzi a parte.
UN OLIMPO DI TUTTO RISPETTO
E’ nella conduzione televisiva, come dicevamo, che va a confluire, nella maniera
più automatica e naturale, la professionalità maturata nell’esperienza dell’animazione;
questo perché, come già visto, un animatore può accumulare una pratica di conduzione
dal vivo come nessun altro, e in nessun altro settore dello spettacolo. Ne è prova
la lista dei più affermati conduttori del momento, tutti provenienti dal mondo dell’animazione:
Fiorello, ovviamente, Paolo Bonolis, anche se non tutti lo sanno, Teo Mammucari
che invece tiene sempre a ribadirlo! Giancarlo Magalli, che si definisce orgogliosamente
il primo animatore turistico italiano (ma in realtà non è esatto, già qualche anno
prima che lui iniziasse a lavorare come animatore,cominciava a nascere una prima,
sporadica, realtà di animazione italiana!) Pippo Franco, i cui inizi nell’animazione
sono proprio al seguito di Magalli; Piero Chiambretti, per anni animatore sulle
navi da crociera; Enrico Papi, prima animatore e poi anche titolare di una agenzia
di animatori; e poi una lunga lista di conduttori ai confini del cabaret e della
comicità, come Peppe Quintale, Gino Cogliandro, Fabio Canino (questi ultimi tuttora
impegnati in attività di coordinamento dell’animazione), lo stesso Beppe Fiorello
(poi passato al cinema e alla fiction), ecc. ecc.; oppure ai confini di una sorta
di giornalismo d’ assalto, dove più che qualità giornalistiche servono proprio requisiti
da animatore come i numerosi inviati di Striscia la notizia o de Le Iene. Qualche
nome fra tutti: Il Trio Medusa o il duo Mingo e Fabio (che peraltro sono stati per
un certo periodo responsabili regionali dell’associazione).
E POI ANCORA...
I sorprendenti approdi a cui può portare un’esperienza nell’animazione, se solo
volessimo tenere conto anche degli sconfinamenti nella….politica ( Berlusconi, come
tutti sanno, ma anche Confalonieri e Rutelli!), possono essere i più impensabili
perché è ormai stimato che una esperienza estiva nell’animazione è una delle più
frequenti esperienze di vita della gran parte dei giovani (soprattutto universitari)
che si stanno ancora preparando ad entrare nel mondo, non solo dello spettacolo,
ma delle professioni in genere. Ed ecco allora manager, chirurghi, avvocati, perfino
magistrati col pallino dell’animazione, diventare noti professionisti grazie forse
anche a questa insostituibile scuola di vita fatta a contatto con tanta gente e
con continui stimoli di affermazione e organizzativi da raggiungere.
Ma è nella COMICITA’, oltre che nella conduzione, che la palestra dell’animazione
ha dato da sempre i migliori frutti. Questo perché, oltre ad offrire, per la prima
volta, un palco e un pubblico a talenti che altrimenti non avrebbero forse avuto
un’altra occasione per scoprirsi tali, offre da anni quella condizione privilegiata
di pubblico numeroso e…clemente, ideale per sperimentare testi e repertorio, al
punto che anche cabarettisti già in attività scelgono di passare l’estate nei villaggi
per unire questa opportunità all’utile (una maggiore stabilità di guadagno) e al
dilettevole (le arcinote occasioni di divertimento e vacanza) di quei luoghi!
Ed ecco anche qui nomi di tutto rispetto: Aldo, Giovanni e Giacomo, Antonio Albanese,
Giobbe Covatta, I Fichi d’India, una gran parte dei comici di Zelig o degli altri
programmi culto della comicità, a dimostrare che, dopo la grande stagione dell’Avanspettacolo
e del Varietà a cui si deve la generazione dei grandi comici del passato, l’attuale
grandissima stagione della comicità (mai come oggi la comicità ha vissuto un momento
di così grande successo popolare e di pubblico!) chissà che non sia maturata proprio
nel mondo dell’animazione! Che, per di più, oltre a fungere da insostituibile vivaio
e palestra per i nuovi comici, ha avuto anche il merito di abituare un pubblico,
quello dei villaggi, quasi mai abituato fuori dall’occasione del villaggio allo
spettacolo dal vivo, a rivitalizzare i botteghini anche in città! Perché quello
che è successo in questi anni è che la consuetudine a proporre tutti i giorni uno
spettacolo a chi si trova in un villaggio o in una delle realtà turistiche nelle
quali opera uno staff di animatori, e nelle quali ci si reca per scelte di vacanza
e quindi in alcun modo attinenti a motivazioni di spettacolo, ha creato, per i generi
di spettacolo proposti in questi luoghi, e cioè la comicità o il cabaret (e, inoltre,
il musical) un nuovo pubblico che, se analizziamo ad esempio il caso del musical,
ha portato addirittura all’attuale boom di incassi un genere che per decenni era
rimasto confinato, invece, solo all’interno di questo circuito dei villaggi! E,
rimanendo all’esempio del musical, anche in questo settore sono moltissimi quelli
che hanno raggiunto il successo provenendo dall’animazione. Un nome per tutti: Graziano
Galatone.
E, PRIMA DI DIVENTARE “DIVI”, ANCHE NEL CINEMA O NELLA FICTION....
Se il mestiere per sbarcare il lunario delle star di Holliwood, quando sognavano
ancora il grande successo, era spesso quello del cameriere; per molte star del cinema
italiano quello dell’animatore nei villaggi o per le feste di bambini e adulti è
stato uno dei modi, oltre che per cominciare a muovere i primi passi nello spettacolo,
magari per racimolare i soldi per pagarsi le scuole di recitazione. Ovvio che la
pratica di spettacolo fatta nell’animazione, col mondo della celluloide non ha la
stessa attinenza riscontrata invece negli altri settori.
E, comunque, se andiamo a vedere, nomi come Massimo Ghini o Francesco Nuti e, fra
le donne, Francesca Dellera o Daniela Poggi documentano che, piuttosto che passare
attraverso lavori faticosi e poco gratificanti che nulla hanno a che fare con lo
spettacolo, quali quelli toccati in sorte alla gran parte dei “divi” in attesa di
un posto al sole nello showbiz, quello dell’animatore può essere un buon modo per
sbarcare il lunario tra un provino e l’altro con, in più, l’opportunità magari di
trovare i contatti giusti facendosi già notare all’opera.
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